Dissesto idrogeologico, il Comune scrive alla Regione: «Servono fondi straordinari». Nel conto anche 559 muri stradali da mettere in sicurezza

Il fabbisogno stimato supera i 110 milioni di euro tra dissesti di versante, corsi d’acqua e interferenze infrastrutturali, acquedotto storico e sistema dei Forti, fenomeni di instabilità lenta e un piano da 64 milioni per 559 interventi sui muri di sostegno delle strade. Il 4 marzo Silvia Salis incontrerà a Roma Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile


Genova, 27 febbraio 2026. Le frane, i cedimenti, i versanti instabili e i muri di sostegno che tornano a preoccupare dopo ogni fase di piogge intense spingono il Comune a formalizzare una richiesta: servono strumenti straordinari e fondi dedicati per mettere in sicurezza un territorio descritto come fragile e complesso. La sindaca Silvia Salis e l’assessore ai Lavori pubblici, Manutenzioni e Protezione civile Massimo Ferrante hanno inviato una lettera al presidente della Regione Liguria e all’assessore regionale con delega a difesa del suolo e protezione civile, allegando un quadro ricognitivo delle principali criticità idrogeologiche presenti sul territorio comunale e una prima stima economica degli interventi ritenuti necessari. Il dato che pesa come un macigno nel documento è il fabbisogno complessivo: oltre 110 milioni di euro, cifra che mette insieme opere sui versanti e sul reticolo idrografico, interventi su infrastrutture storiche e sistemi fortificati, monitoraggi e un capitolo specifico dedicato alla stabilità della rete stradale.
La lettera nasce all’indomani delle recenti ondate di maltempo che hanno colpito la città e dei disagi legati ai movimenti franosi, e ha un obiettivo operativo: offrire un quadro utile alla programmazione delle opere pubbliche necessarie per la messa in sicurezza, con una particolare attenzione agli oneri manutentivi e agli interventi urgenti sui muri di sostegno delle strutture stradali. L’impostazione è chiara: Genova viene definita un territorio con “fragilità diffusa”, segnato da elevata acclività, forte urbanizzazione e continua interferenza tra infrastrutture e versanti naturali, una combinazione che rende ricorrenti le problematiche idrauliche e idrogeologiche e che, quando si somma a eventi meteo intensi, può trasformarsi in rischio per la pubblica incolumità e in interruzioni della mobilità.

Nel documento, le criticità vengono ordinate in quattro grandi sezioni tematiche, una scelta che serve a dare una struttura alle urgenze e a rendere più “leggibile” il bisogno di risorse. Il primo blocco riguarda dissesti di versante e instabilità di scarpate, cioè quei fenomeni che interessano pendii e margini stradali e che spesso producono caduta di materiale, cedimenti e necessità di disgaggi e consolidamenti. Il secondo ambito è la dinamica dei corsi d’acqua e le interferenze con le infrastrutture, nodo tipico di una città in cui rii e torrenti attraversano aree densamente costruite e dove la sicurezza idraulica si intreccia con ponti, sottopassi, tombinature e opere di contenimento. Il terzo capitolo richiama i dissesti lungo il tracciato dell’Acquedotto Storico e del sistema dei Forti, un patrimonio che non è solo culturale ma anche territoriale, perché insiste su crinali e pendii e richiede manutenzioni e consolidamenti. Il quarto tema mette a fuoco fenomeni diffusi di instabilità a evoluzione lenta, cioè situazioni che non sempre esplodono in un singolo evento improvviso ma che, nel tempo, producono deformazioni, fessurazioni, piccoli cedimenti e progressivo aggravamento, imponendo monitoraggi e interventi programmati.
Per questo pacchetto di esigenze “tematiche” viene quantificato un investimento complessivo di circa 46,6 milioni di euro. Dentro questa cifra, la lettera indica 10 milioni per il consolidamento delle scarpate stradali, 18 milioni per la sistemazione idraulico-forestale dei bacini minori, 5 milioni per interventi su frane con opere strutturali, 600 mila euro per una campagna di monitoraggi su base triennale e 13 milioni destinati all’Acquedotto Storico e al sistema dei Forti. È un elenco che, letto nel suo insieme, prova a spostare la discussione dal “caso singolo” alla manutenzione come politica pubblica: non solo riparare quando succede, ma presidiare, monitorare, prevenire, consolidare.
Il secondo grande capitolo, però, è quello che fotografa il tema più vicino alla vita quotidiana dei cittadini: i muri di sostegno delle strutture stradali. Qui il documento indica 559 interventi necessari di messa in sicurezza, suddivisi per ciascun municipio, con un fabbisogno economico complessivo stimato in 64 milioni di euro. È la parte che rende immediato il senso della richiesta: se la strada è la spina dorsale dei quartieri collinari e delle vallate, i muri che la sorreggono sono uno dei punti di vulnerabilità più diffusi, perché un cedimento può significare chiusure, deviazioni, isolamento di zone e potenziali rischi per chi transita. Ed è proprio su questo fronte che il Comune chiede “strumenti straordinari di finanziamento”, ritenendo insufficiente affrontare un quadro così ampio con le sole risorse ordinarie.
La lettera, inoltre, non resta confinata al livello regionale. I contenuti saranno infatti portati dalla sindaca anche a Roma: mercoledì 4 marzo Silvia Salis incontrerà Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, e l’appuntamento viene indicato come occasione per discutere il quadro complessivo e la necessità di canali dedicati. Il messaggio politico-amministrativo che emerge è lineare: la città chiede una corsia finanziaria che tenga conto della specificità di Genova, dove la conformazione del territorio e la densità urbana rendono il dissesto un tema strutturale e non episodico, e dove ogni pioggia intensa rischia di riaprire partite già viste, con impatti su mobilità, servizi e sicurezza.
In copertina: il muraglione tra via Vesuvio e via Capri
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